Supercompensazione, G.A.S e Dual Factor Theory

Introduzione

Chiunque si sia mai approcciato, più o meno seriamente, al mondo dell’allenamento, è venuto a contatto con il concetto di Periodizzazione.

Lo scopo della Periodizzazione è di ottimizzare le strutture e le modalità di allenamento al fine di migliorare la performance.

Esistono diverse tipologie di periodizzazione.

Ognuna si basa e interpreta in maniera differente i modelli generali dell’allenamento.

Nel corso del XX secolo sono nati 3 modelli:

  1. Supercompensazione
  2. G.A.S.
  3. Modello a due fattori (Dual factor Theory)

La Supercompensazione

È il 1958 quando uno scienziato sovietico, Nikolai N. Yakolav, studiando gli effetti dell’attività fisica sui livelli di glicogeno muscolare ed epatico, elabora il concetto di Supercompensazione.

Nikolai si accorge che se i livelli di glicogeno preallenamento corrispondevano a 100, nel post-allenamento si riscontrava una deplezione con una discesa dei livelli, mentre nelle 48 ore successive i livelli non solo tornavano ai valori originari, ma li superavano. Questo fenomeno viene chiamato Supercompensazione.

La Supercompensazione è stata ampiamente dimostrata per ciò che riguarda le scorte di glicogeno, mancano invece evidenze-scientifiche per altri prodotti biochimici.

Questo modello è stato subito traslato al mondo dell’allenamento.

Grafico Supercompensazione tratto da “Scienza e Pratica dell’allenamento della forza” Zatsiorsky

Osservando il grafico vediamo che secondo il modello della Supercompensazione in seguito ad un allenamento abbiamo:

  1. Un peggioramento del mio livello di preparazione (deplezione).
  2. Un ritorno alla condizione iniziale (recupero).
  3. Il superamento del livello iniziale di preparazione (supercompensazione) .

L’allenamento deve essere collocato nella fase di Supercompensazione.

Per pianificare le sedute dobbiamo tenere presente che:

  1. Se sono troppo distanti, salto il picco di Supercompensazione e mi trovo nel caso del Deallenamento.
  2. Se le sedute sono troppo ravvicinate, mi trovo ad allenarmi nella fase di risalita del livello di preparazione e ciò lo porterà ancora più in basso. Questa è la situazione del cosiddetto Sovrallenamento.
  3. Se la distanza tra le sedute è ottimale, mi alleno durante il picco e ciò fa spostare l’asticella della mia situazione di partenza sempre più in alto.
Grafico che mostra i diversi i risultati a seconda della pianificazione degli allenamenti nel tempo.

General Adaptation Syndrome (G.A.S.)

La Sindrome generale di Adattamento viene descritta per la prima volta nel 1956 dal medico austriaco Hans Selye.

Selye nel corso dei suoi studi sui fattori stressanti (stressors) arriva ad una conclusione:

Qualsiasi sia il tipo di Stressor, il nostro organismo risponderà sempre in maniera stereotipata.

Questo meccanismo di riposta viene definito nel modello della Sindrome Generale di Adattamento.

Esistono tre fasi:

  1. Fase di Allarme: Il nostro organismo percepisce gli stressor ma ancora non è capace di elaborare una risposta
  2. Fase di Resistenza: L’organismo ha elaborato la sua risposta ed inizia a resistere
  3. Fase di Esaurimento o Recupero: L’organismo può essere riuscito ad eliminare gli effetti degli stressors ripristinando la situazione di omeostasi.

Se i fattori di stress continuano ad agire l’organismo viene sopraffatto e possono permanere situazioni critiche per la salute psico-fisica.

Grafico che mostra le diversi fasi del G.A.S.

Lo scienziato ha affermato che non era nelle sue intenzioni di traslare il suo modello all’allenamento.

Ma diversi scienziati delle scienze motorie hanno subito preso in prestito il modello per provare a spiegare le loro metodologie.

Attraverso l’allenamento noi creiamo di fattori di stress che mandano in stato di allerta il nostro organismo, questo poi attuerà i meccanismi per resistere e recuperare la sua omeostasi.

Applicato alla pianificazione, il concetto è il medesimo della Supercompensazione, gli allenamenti vanno distanziati in modo da allenarsi sempre nelle fasi di Recupero e non di Resistenza.

Anche in questo caso, se andiamo ad allenarci durante la fase di resistenza, aggiungiamo ulteriori Stressors che portano il nostro organismo in Sovrallenamento.

Modello a due fattori (Dual Factor Theory)

L’ultimo modello elaborato è stato quello a due fattori. Viene elaborato dal ricercatore Banister nel 1982.

Il modello nasce dall’osservazione che la performance tende a ridursi immediatamente terminata la sessione di allenamento e resta in negativo per qualche giorno. Dopo la prima fase di riduzione, assistiamo ad un rimbalzo, e la performance migliora.

Grafico che mostra le curve della Dual Factor Theory

Il modello spiega questa curva affermando che non è altro che la somma di due curve, una rappresentante l’effetto della Fatica, e l’altra il miglioramento del livello di fitness.

Solamente una volta dissipata la fatica è possibile osservare l’effettivo miglioramento del fitness, nonostante in realtà questo avesse visto un proprio miglioramento già dopo l’allenamento.

In sintesi, l’allenamento genera un effetto negativo ed uno positivo. La somma dei due effetti genera il nostro livello di fitness.

In linea teorica, i miglioramenti del fitness sono d’intensità minore ma di durata maggiore rispetto alla fatica, che invece è d’intensità maggiore ma di breve durata.

Cosa si indica con i termini Fitness e Fatica:

  • Fitness: gli adattamenti che il nostro organismo adotta per permettere un miglioramento della performance, e non l’effettivo cambiamento nella performance stessa.
  • Fatica: sensazione di esaurimento e inabilità di completare determinare attività fisiche e mentali.

Nella fase di pianificazione degli allenamenti questo modello ci dice che possiamo allenarci anche a brevi distanze, avremo comunque un miglioramento del Fitness, nonostante sia mascherato nella performance dalla Fatica accumulata. Secondo questo modello ci “basterà” fare una fase di dissipazione della fatica per osservare i miglioramenti nella performance.

Conclusioni

Analizzata la storia e la teoria dietro i tre modelli presentati, è arrivato il momento di trarre le conclusioni.

Si nota immediatamente come i modelli della Supercompensazione e del G.A.S. nonostante partano da assunti completamente differenti, arrivano alla medesima conclusione.

Nei loro assunti ci sono però degli errori fondamentali:

  • La Supercompensazione non avviene per tutto ciò che riguarda il nostro organismo.
  • Il nostro corpo reagisce differentemente a seconda degli stimoli a cui viene sottoposto.

Questi errori sono nati dalla over semplificazione da laboratorio che è stata fatta del sistema Uomo.

Possiamo dire quindi che il modello più accurato nel descrivere ciò che succede durante l’allenamento è quello a due fattori.

Gli altri modelli infatti sono fallaci nel collocare gli adattamenti positivi derivanti dall’allenamento ad una distanza di qualche giorno.

La Dual Factor Theory invece prende in considerazione l’effetto della fatica e come sia questa a ritardare il miglioramento della performance.

In conclusione, occorre dire che nonostante questi siano solamente modelli teorici, ci aiutano nella comprensione del perché dovremmo adottare determinate tipologie di programmazione oppure no.

Bibliografia:

“Science and Practice of Strength Training” V. M. Zatsiorsky e W. J. Kraemer

https://journals.physiology.org/doi/full/10.1152/japplphysiol.00435.2001

https://elitetrack.com/article_files/fitness-fatigue.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5856877/pdf/40279_2017_Article_823.pdf

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